Venezia e il delicato rapporto tra uomo e ambiente – The Fifth Siren (1) Water

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Venezia e il delicato rapporto tra uomo e ambiente – The Fifth Siren (1) Water

REDAZIONE

Gli autori di questa serie di cinque articoli, trasposizione scritta di altrettanti episodi che costituiscono il podcast “The Fifth Siren” si sono conosciuti nel 2017 quando hanno ideato e realizzato il Festival della letteratura italiana a Londra. L’evento ha riscosso un enorme successo ed è stato ripetuto nei due anni successivi.

Durante il lockdown del 2020 Marco Magini, Paolo Nelli, Giorgia Tolfo e Maddalena Vatti hanno deciso di sperimentare insieme una nuova forma di narrazione, partendo dall’interesse comune per la crisi ambientale, le transizioni ed i cambiamenti che investono le città e le culture. Hanno quindi pensato di raccontare a loro modo Venezia, convinti che rappresentasse la miglior testimonianza della capacità dell’uomo di costruire meraviglie, ma anche di alterare in modo irrimediabile i fragili e preziosi equilibri che reggono gli ambienti da lui abitati.

Partendo dalla distruttiva inondazione che il 13 novembre 2019 investì il capoluogo veneto, hanno tentato di approfondire gli elementi ambientali, tecnologici, culturali, sociali che minacciano la sopravvivenza dell’iconica città di Venezia. Facendo ricorso alle loro capacità creative ed espressive hanno indagato il suo passato, il presente ed il futuro e si sono domandati, insieme a scienziati, studiosi, scrittori e cittadini attivi nella salvaguardia della città, cosa ci aspetta oltre il suono della quarta sirena, che rappresenta il più alto livello di allerta alluvione in uso a Venezia, ma che tre anni fa non l’ha certo messo al riparo dalla devastazione. Serve dunque una quinta sirena che avverta dei pericoli e che permetta di trovare nuove strategie per salvaguardare un patrimonio che è di tutto il mondo.

La quinta sirena è disponibile su Spotify, Apple Podcast e su thefifthsiren.com

È il 12 novembre 2019. La sera è scesa su Venezia e il vento forte si sta abbattendo sulla città. Le previsioni del tempo prevedono “acqua alta”, una marea eccezionalmente alta.

L’acqua dovrebbe raggiungere i 140 centimetri. È molto alto, ma niente che Venezia non abbia mai visto prima. Niente che non possa gestire.

L’alta marea non è nuova per i veneziani. Nel corso dei secoli tutti i locali hanno sviluppato le proprie difese. I residenti iniziano la loro giornata erigendo paratoie – piccole barriere private contro le inondazioni – nella speranza di fermare la marea sulla soglia di casa.

Come previsto, alle 10:30 l’acqua raggiunge i 140 cm. Ma non finisce qui: un ciclone si sta avvicinando alla costa.

Mentre il ciclone colpisce Venezia, l’acqua continua a salire. Il vento si è alzato, ora soffia a oltre 100 km/h.

Le persone corrono freneticamente per le loro case, cercando di salvare tutto ciò che possono dall’acqua. Mettono tutte le loro cose il più in alto possibile: sopra l’armadio, sugli scaffali… Fuori, la marea continua a salire senza sosta. Il mare non entra solo dalla porta principale; sta invadendo ogni angolo delle case delle persone. L’alimentazione deve essere spenta prima che le prese siano sommerse.

Il livello dell’acqua è salito a 150 cm. Le onde nei canali si intensificano. Ora stanno distruggendo le ringhiere, sfondando ogni singola barriera, facendo precipitare le barche nelle strade della città. Il vento non si sta spegnendo, anzi, continua a crescere. La pioggia continua senza sosta. La marea è solo sempre più alta. Due terzi della città sono ora sott’acqua.

Walter Muti, giornalaio titolare di un’edicola in Fondamenta delle Zattere, a pochi metri dal canale della Giudecca, ascolta il vento che sbatte violentemente i muri intorno a lui. Sente che la sua vita è in pericolo.

Walter fa un atto di fede, chiude a chiave l’edicola e corre a prendere l’ultimo vaporetto per tornare a casa.

In tutta la città è buio pesto. Le persone vanno in giro usando i loro telefoni come torce elettriche. La marea si sposta oltre il segno di 160 cm.

Ora è palesemente ovvio. Questa non è una tempesta normale. L’acqua ha preso il controllo di Venezia: si impadronisce delle strade, irrompe nei negozi e nelle case. Si alza in picchiata e porta via ogni oggetto sul suo cammino. I gestori dell’hotel invitano i loro ospiti a lasciare immediatamente le loro stanze e a dirigersi verso i piani superiori. I negozianti, i custodi dei musei… tutti a Venezia possono intuire che le circostanze sono estreme. Correnti così rapide e così forti sono virtualmente senza precedenti. È spaventoso. Nessuno può far fronte a questo tipo di “acqua alta”.

Alle 21 la marea sale a 170 cm. Strade e canali sono ora fusi in uno. Frigoriferi, barche, cassette di frutta e verdura: tutto viene portato via dalla corrente inarrestabile. Il mare ha bonificato Venezia, città tanto presuntuosa da essere costruita sull’acqua, in aperta sfida alle potenti correnti. Quando finalmente il ciclone si sposta nell’entroterra, in tutta la città l’acqua ha raggiunto il suo apice.

187 cm.

Oltre l’85% di Venezia è stato allagato: il ciclone che ha colpito la città nel novembre 2019 ha provocato alcune delle peggiori devastazioni nella storia della città.

Walter, il giornalaio, ha trascorso il resto della notte al sicuro in casa. Quando è andato a lavorare il giorno dopo, la sua edicola, il posto in cui era andato ogni mattina negli ultimi 25 anni, era sparita, spazzata via dalla tempesta. Fu ritrovata solo alcuni giorni dopo sui fondali del canale della Giudecca.

Questa è “La quinta sirena”, una serie di 5 episodi su Venezia. Arricchito da conversazioni con scrittori, scienziati, studiosi, attivisti e comuni veneziani, questo podcast è una lettera d’amore al magnetismo unico della città, nonché un ammonimento sulle emergenze che sta affrontando. L’alluvione che ha colpito la città nel novembre 2019 è solo il punto di partenza di questa storia. Ci occuperemo del turismo di massa, analizzando il modello economico della città, che sta cacciando i suoi stessi abitanti. Getteremo il nostro sguardo sulla storia della città, esaminando come la Repubblica di Venezia sia stata costruita su un delicato equilibrio ambientale che l’ha aiutata a prosperare. Esploreremo anche come l’ingegneria e la tecnologia siano già parte integrante della città e come diventeranno ancora più cruciali nei prossimi anni. Tutto sommato, parleremo di una città dove il presente è già parte del passato, una città basata su un sistema che sappiamo essere insostenibile. Una città che ha il futuro che bussa alle sue porte con il passare degli anni sempre più vigoroso, come testimoniato durante l’acqua alta 2019. Il poeta Rainer Maria Rilke una volta scrisse: “il futuro entra in noi per trasformarsi in noi, molto prima che accada”. A causa della sua delicata complessità, Venezia offre un punto di osservazione unico dal quale possiamo vedere come le crescenti emergenze stanno plasmando il nostro mondo.

Nell’ottobre del 1625, mentre sedeva nella sua casa sull’isola di Murano, il nobile veneziano Francesco Luna registrò nel suo diario uno spettacolo spaventoso: “A sera l’acqua del canale si è alzata più in alto delle banchine, quasi a un braccio di distanza, e ha danneggiato molti pozzi. Anche i luoghi di lavoro e le vetrerie qui a Murano hanno sofferto. L’acqua ha iniziato a salire intorno alla mezzanotte, ed è salita fino all’ora settima della notte, con una grande tempesta di vento. Ed era una notte buia, quindi era molto spaventoso da vedere. Sono andato in barca per le strade. Si poteva anche andare sopra le banchine, con barche e navi, nei magazzini … “

Gli archivi contengono testimonianze di piazze e strade di Venezia inondate da alluvioni devastanti fin dal Medioevo. Sebbene si trattasse di eventi eccezionali, oggi le statistiche mostrano che l’high water mark dell’alluvione è aumentato del 25%. Le piene sono sempre più frequenti e colpiscono con maggiore intensità. Stanno diventando sempre più difficili da contenere. Le maree sopra i 110 centimetri sono diventate due volte più frequenti negli ultimi 50-60 anni. Per quanto riguarda le maree eccezionali, cioè le maree che salgono fino a 140 cm e oltre, nei 130 anni tra il 1870 e il 2000 sono stati registrati 9 casi di questo tipo. Nei 19 anni tra il 2000 e il 2019 ce ne sono stati 11.

Le anomalie meteorologiche nel Mare Adriatico Settentrionale stanno diventando sempre più frequenti, ma il 12 novembre 2019 abbiamo assistito a un evento straordinario. C’erano due anticicloni stazionari di blocco, uno nell’area delle isole Azzorre e un altro anche nell’Europa orientale. Questo evento, cioè due anticicloni combinati, per quanto tipico, non è molto frequente, e può influenzare significativamente il comportamento delle maree. Secondo Alvise Papa, responsabile del Centro di previsione e allerta marea di Venezia, le condizioni meteorologiche sono state del tutto eccezionali nel novembre 2019. Non solo si sono verificati contemporaneamente due anticicloni bloccanti, un evento raro, ma non in senso assoluto, ma gli effetti che hanno avuto su le maree sono durate 27 giorni, invece dei soliti 2.

Alvise Papa

Ma c’era di più.

Un piccolo ciclone si è formato sul mare Adriatico, ma anziché seguire la sua naturale traiettoria sud-est, si è diretto verso nord-ovest. Questo imprevedibile fenomeno meteorologico si è spostato fino alla foce del fiume Po, scatenando la sua forza sulla regione. L’anomalia si è manifestata per la prima volta nel pomeriggio. Aveva la struttura dei cicloni subtropicali: piccolo, compatto, con un nucleo caldo e un’insolita distribuzione del campo del vento. È stato rilevato quando si trovava a meno di 40 km da Venezia. Quando ha raggiunto la laguna e la città, ha causato i danni indicibili che tutti abbiamo visto nel novembre del 2019. Come ha affermato il presidente Obama al Summit delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2014: “Siamo la prima generazione a sentire l’impatto del cambiamento climatico e l’ultima generazione che può fare qualcosa al riguardo“. Venezia, più che altrove, ne è la prova vivente.

Quindi l’acqua alta di novembre 2019 deve essere considerata ancora eccezionale? Forse dovremmo solo ammettere che è sempre più parte del presente di Venezia, diventando rapidamente nulla di straordinario? Un equilibrio raggiunto in molti secoli sta ricominciando a spostarsi, e questa volta il cambiamento potrebbe essere irreversibile.

Venezia è molto più di una semplice città. Con la sua costellazione di tante piccole isole, è un “arcipelago urbano”. Ha superato la prova del tempo in cima alle sabbie mobili e alle paludi ostili della laguna, diventando una gemma di cultura e patrimonio. La sua trasformazione è iniziata più di mille anni fa. Cominciò come una serie di insediamenti minori e divenne uno degli imperi più potenti del Mediterraneo. Attraverso secoli di scambi e commerci si è affermata come un ponte tra l’Oriente bizantino e islamico e l’Europa settentrionale e occidentale, una città vibrante e multiculturale.

Oggi Venezia è ovunque. Esiste come una città fisica composta da strade strette e piazze interconnesse, note ai veneziani come “calli” e “campi”, delimitate da tranquilli canali. È sia un labirinto in cui perdersi sia una forma di pesce nel mezzo di una laguna.

Il bacino di San Marco nel giorno dell’Ascensione – Canaletto

Venezia è un’immagine proiettata in una camera oscura, un fotogramma cinematografico, una pennellata di Canaletto su una tela appesa alla National Gallery di Londra, una frase su una pagina composta da Marcel Proust, Thomas Mann o John Ruskin. Ha ispirato molte repliche: l’hotel di lusso veneziano a Las Vegas, la città imitatrice di Dalian in Cina o il Grand Venice Mall a Greater Noida, in India. Venezia ha lasciato un segno indelebile nell’immaginario mondiale. L’aggettivo veneziano è distintivo di uno stile chiaramente riconoscibile: musica veneziana, pittura veneziana, architettura veneziana. Tracce di Venezia permeano la nostra quotidianità. Quando i newyorkesi o i parigini usano ciao per salutare, usano una parola veneziana, anche se potrebbero non rendersene conto: ciao significa letteralmente “il tuo schiavo” ed è stato usato a Venezia per secoli per mostrare riverenza.

Ma di tanto in tanto Venezia è anche notizia allarmante di una città travolta dalla catastrofe. Questa Venezia è un po’ meno poetica, ma è decisamente reale.

Fin dal Medioevo, la città di Venezia si autodefinisce “La Serenissima”, un luogo dove l’armonia sociale assicurava prosperità. Per secoli ha coltivato per sé un’immagine di armonia, compresa l’armonia con gli elementi naturali che la circondano.

Ma dietro quest’immagine dell’acqua che lambisce dolcemente il ricco marmo delle rive dei canali, dietro le sontuose facciate dei suoi palazzi, sotto i suoi affreschi c’è un lato più grintoso: un mondo fatto di fango e legno, sotto la costante minaccia dell’acqua che sale che può trasformare bruscamente la città in un campo di battaglia.

Le sirene che hai sentito fanno parte di un sistema basato su quello utilizzato per avvertire i veneziani dei raid aerei durante la seconda guerra mondiale. In questi giorni le sirene avvisano i veneziani di un’imminente marea di piena. Il primo si spegne per indicare che l’acqua dovrebbe raggiungere un picco di 110 cm. È un tono lungo e prolungato. Per ogni 10cm di aumento del livello previsto, viene aggiunta un’altra nota, più alta di tono. Più toni ci sono, più alto è il picco previsto, una scala ascendente di tono e gravità. Ma dopo il quarto, cioè oltre i 140 cm, non ci sono più sirene.

Oltre quel punto, è impossibile determinare la gravità dell’emergenza che la città sta affrontando. Si fermerà lì? Continuerà a salire? Solo il silenzio riempie l’aria. Questo è quello che è successo a novembre 2019. Nessuno se lo aspettava, le persone non erano state avvertite.

E se un giorno Venezia dovesse essere completamente sommersa?

Penso che 50 centimetri ti diano un’idea di cosa può succedere e cosa accadrà. Questo vale per gli oceani in generale, per il Mediterraneo, per l’Adriatico, e anche per Venezia, perché purtroppo sono tutti collegati. […] Quindi se fai i calcoli, fai le simulazioni ottieni una situazione in cui sostanzialmente devi chiudere […] la laguna circa una volta al giorno per mantenere il livello dell’acqua […] sotto i 100 -110 centimetri, che è l’altezza media dei marciapiedi di Venezia. Ma piazza San Marco è molto al di sotto del livello medio della pavimentazione. Perché è più vecchio, perché è stato costruito 800 anni fa, altre parti della città sono state costruite dopo, quindi sono un po’ più alte. […] Il problema è che se vuoi chiudere a 80 centimetri, e in effetti ho fatto i conti per il 2019, significherebbe che dovresti chiudere la barriera 120 volte. Ora, 120 volte è un terzo dell’anno. Ciò significa che dovresti chiudere le barriere per un giorno, quindi aprirle per due. Questo è già incredibilmente spesso. Ma stiamo ancora parlando dei giorni nostri. A questo si aggiunge l’innalzamento del livello del mare, fattore del cambiamento climatico, e tutto questo significa che dovrai chiudere le barriere sempre più spesso. Quindi, in sostanza, non è possibile difendere Venezia da un’alluvione di oltre 80 centimetri.

Quando l’acqua ha raggiunto i 187 centimetri il 12 novembre 2019, non c’era nessuna sirena che potesse essere suonata per avvertire la città. Non esiste una sirena per convogliare un livello d’acqua così alto. Semplicemente non esiste.

Tutto quello che poteva fare la quarta sirena, quella più alta della scala, era segnalare che l’acqua aveva raggiunto la tacca “140 centimetri o più”. Ma quanto di più è “di più”?

Georg Umgiesser

Secondo il dottor Georg Umgiesser, ricercatore in Oceanografia presso l’Istituto Nazionale di Scienze Marine, il principale istituto italiano di scienze marine, a meno che la città non sia recintata e protetta, piazza San Marco potrebbe essere definitivamente sommersa entro la fine di questo secolo. Eppure nessuno sta parlando della misura in cui il riscaldamento globale sta mettendo in pericolo una città che è già così vulnerabile in così tanti modi. Ma la negazione e l’inazione non sono più opzioni che Venezia può permettersi. La posta in gioco è troppo alta. Venezia, come la conosciamo, potrebbe scomparire.

Venezia non è affatto l’unico luogo del pianeta in cui le maree crescenti minacciano di disfare il tessuto urbano. La richiesta globale di soluzioni alla crisi climatica è racchiusa nelle acque agitate della città, nell’ecosistema unico e delicato della laguna. Oggi Venezia è il palcoscenico di alcune crisi, il luogo dove si intersecano le varie contraddizioni insite nel nostro sistema. Arte e tecnologia, tradizione e brevità, sovraffollamento turistico e calo demografico, una ricca storia e un futuro oscuro carico di incertezze. In questo senso, il riscaldamento globale è una crisi globale che è allo stesso tempo causa e conseguenza di molte altre crisi. Una crisi operata dalla civiltà che ha costruito Venezia e che ora minaccia di distruggerla. Questa è una lente attraverso la quale possiamo analizzare il nostro mondo e il sistema che minaccia di frantumarlo. Nel suo libro ‘Città invisibili’ Italo Calvino immagina una conversazione tra Marco Polo e il suo maestro Kublai Khan, quinto imperatore dell’impero mongolo. Per tutta la notte Marco Polo intrattiene Khan con i racconti dei suoi favolosi viaggi. All’alba Marco ha esaurito le storie da raccontare. Esausto, confessa al Khan: “Maestro, ti ho parlato di tutte le città che conosco”. “Ce n’è ancora uno di cui non parli mai”, disse il Khan. Marco chinò il capo per ascoltare. “Venezia”, ​​disse il Khan. “Venezia?” Marco sorrise “Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa su Venezia”.

LEtture:

  1. https://www.thefifthsiren.com/
  2. Marcel Proust – Alla ricerca del tempo perduto – Newton Compton Editori
  3. Thomas Mann – La Morte a Venezia – Einaudi
  4. John Ruskin – Le pietre di Venezia – BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
  5. Italo Calvino – Le città invisibili – Mondadori

Autore

Marco Magini

Arezzo, 1985. Si è laureato in Politica Economica Internazionale alla London School of Economics. È autore e imprenditore.
Il suo romanzo d’esordio, "Come fossi solo", è stato finalista al Premio Strega 2014 e menzione d’onore al Premio Calvino 2013, nonché tradotto in diversi paesi. È socio di South Pole, azienda leader mondiale nel campo della sostenibilità, e co-fondatore di FILL Festival (Festival of Italian Literature in London).

Paolo Nelli

Brianza, 1968. Ha pubblicato racconti e romanzi tra cui "Trattato di economia affettiva" e "Il terzo giorno". Insegna lingua e cultura italiana al King’s College London. È tra i fondatori e organizzatori del FILL Festival (Festival of Italian Literature in London).

Giorgia Tolfo

Marostica, 1984. È una ricercatrice indipendente, critica letteraria e traduttrice basata a Londra. Ha un dottorato in Letterature Comparate e Postcoloniali e lavora in British Library ad un progetto in Digital Humanities. È co-fondatrice di FILL Festival (Festival of Italian Literature in London) e attivista culturale.

Maddalena Vatti

Firenze. Ha studiato Lettere moderne presso l'Università di Bologna. Ha studiato Letteratura comparata presso la University College of London e letteratura presso la University of California a Berkeley. Scrive, traduce, produce eventi culturali e fonda rivista indipendenti. E’ co-editor & founder di Quaranzine Magazine e co-writer del podcast The Fifth Siren. Vive a Londra, dove collabora alla produzione e programmazione di FILL (Festival of Italian Literature in London).

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Biografia

Marco Magini

Arezzo, 1985. Si è laureato in Politica Economica Internazionale alla London School of Economics. È autore e imprenditore.
Il suo romanzo d’esordio, "Come fossi solo", è stato finalista al Premio Strega 2014 e menzione d’onore al Premio Calvino 2013, nonché tradotto in diversi paesi. È socio di South Pole, azienda leader mondiale nel campo della sostenibilità, e co-fondatore di FILL Festival (Festival of Italian Literature in London).

Paolo Nelli

Brianza, 1968. Ha pubblicato racconti e romanzi tra cui "Trattato di economia affettiva" e "Il terzo giorno". Insegna lingua e cultura italiana al King’s College London. È tra i fondatori e organizzatori del FILL Festival (Festival of Italian Literature in London).

Giorgia Tolfo

Marostica, 1984. È una ricercatrice indipendente, critica letteraria e traduttrice basata a Londra. Ha un dottorato in Letterature Comparate e Postcoloniali e lavora in British Library ad un progetto in Digital Humanities. È co-fondatrice di FILL Festival (Festival of Italian Literature in London) e attivista culturale.

Maddalena Vatti

Firenze. Ha studiato Lettere moderne presso l'Università di Bologna. Ha studiato Letteratura comparata presso la University College of London e letteratura presso la University of California a Berkeley. Scrive, traduce, produce eventi culturali e fonda rivista indipendenti. E’ co-editor & founder di Quaranzine Magazine e co-writer del podcast The Fifth Siren. Vive a Londra, dove collabora alla produzione e programmazione di FILL (Festival of Italian Literature in London).