
Redazione
Il Professor Emanuele Stolfi, partendo dalla sua profonda conoscenza del mondo greco, ci accompagna in un’affascinante escursione nel tempo. Ci mostra come il ragionamento abduttivo, metodo acquisito ed incorporato nell’indagine moderna, fondi le sue radici nella classicità e sia rintracciabile a partire dal V secolo a.C. nella pratica medica di Ippocrate, nella retorica giudiziaria ad esempio di Antifonte, e nella storiografia di Erodoto.
La moderna epistemologia, la branca della filosofia che si occupa di definire il metodo e i limiti della conoscenza scientifica mette in evidenza come, per determinare il rapporto di causa ed effetto e raggiungere quindi una spiegazione dei fatti, si abbiano a disposizione tre tipi di ragionamento: il ragionamento deduttivo, il ragionamento induttivo, il ragionamento abdutivo. Sono processi di comprensione razionale con caratteristiche diverse.
Il metodo deduttivo si utilizza quando si giunge a una conclusione specifica grazie a elementi che forniscono dati generici. Gli elementi considerati da cui parte l’indagine sono così concatenati tra loro che attraverso una serie di considerazioni logiche si giunge partendo da principi generali direttamente alle conclusioni particolari.
È esemplificato dal celebre sillogismo aristotelico costituito dalla prima proposizione “Tutti gli uomini sono mortali” e dalla seconda proposizione “Socrate è un uomo” che portano alla conclusione che “Socrate è mortale”. È il metodo tipico del ragionamento logico e matematico. L’unico realmente in grado di giungere al vero scientifico.
Il metodo induttivo si utilizza quando si cerca di giungere ad una affermazione generale a partire dall’osservazione di alcuni fatti particolari. Per questo è il metodo d’indagine alla base delle scienze legate all’osservazione. Per capire con un esempio, si parte dall’osservazione di un corvo e si nota che è nero, poi si osserva che anche il secondo corvo è nero, e così con il terzo ed il quarto. Si può affermare che probabilmente tutti i corvi siano neri. È importante sottolineare che questo metodo porta a conclusioni probabili e non definitivamente certe, ma è anche utile per allargare il sapere. Aristotele ancora una volta mette in evidenza questo tipo di inferenza attribuendo a Socrate il merito di averlo scoperto.

Il ragionamento abduttivo è quello che utilizza nelle sue celeberrime indagini Sherlock Holmes, personaggio uscito dalla penna di Arthur Conan Doyle, per risolvere i suoi intricati casi: coglie i segni che il suo fiuto ritiene più significativi per procedere dalla scena del delitto a ritroso fino ad inferire una causa plausibile. Anche in questo caso si giunge ad una conclusione verosimile.

Il metodo abduttivo è utilizzato dalla medicina divinatoria greca ancora prima che Ippocrate lo usi nel modo con cui ancora oggi viene impiegato nella clinica. Calcante, l’indovino che nell’Iliade viene chiamato a spiegare il perché della pestilenza che ha colpito il campo acheo, usa i segni a sua disposizione per abdurre la causa dell’ira di un dio. Ma questo tipo di indagine presuppone la regola che alla base delle vicende umane ci sia il volere di un dio. Molto diversa la posizione di Ippocrate, che utilizza sempre lo stesso metodo per giungere alla causa eziologica della malattia, ma presupponendo la regola che non esiste legame fra malattia e dio, e stabilisce l’origine e la causa della patologia nel corpo.


LEtture:
- Emanuele Stolfi – Indizi e indagini in Grecia antica – Mimesis, 2025
- Peter Godfrey-Smith – Teoria e realtà. Introduzine alla filosofia della scienza – Raffaello Cortina, 2022
